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Max e Miha, il primo deve rincorrere. Ma l’altro si gioca tutto

E’ uno spareggio, ma non per il sesto posto. Lasciate perdere la classifica, chiudete gli occhi, pensate ai tiri di Bacca e ai guizzi di Dybala e proiettate tutto al 10 aprile 2016, giorno della gara di ritorno. Sicuri che tra 5 mesi il Milan e la Juve saranno ancora a litigare per il sesto posto? Probabilmente no, anche perché le due squadre hanno margini di miglioramento molto elevati rispetto a chi li precede: la Fiorentina ha già raggiunto livelli di bellezza ed efficacia impensabili, l’Inter prima o poi qualche gol lo prenderà, la Roma magari smetterà di segnare così tanto, Higuain avrà pur bisogno di tirare il fiato e l’incredibile Sassuolo potrebbe soffrire di vertigini. Quindi lo spareggio dello Stadium è in realtà un avviso al campionato. Chi vince si guadagnerà l’attenzione di chi fugge, chi perde darà l’addio ai sogni di gloria, il pareggio sarà come un’aspirina per curare una malattia più seria: inutile.
POCHI ALLENAMENTI Allo Stadium si parte alla pari: i 2 punti di vantaggio dei rossoneri vengono bilanciati dal fattore campo. Allegri e Mihajlovic si giocano tanto senza avere il tempo di fare il loro lavoro: la partita che potrebbe indirizzare il loro futuro (curiosamente l’allenatore che incombe sulle due panchine è lo stesso: Antonio Conte) sarà preparata in due allenamenti, se tutto fila liscio. A meno di ritardi aerei o coincidenze perse, a Vinovo e Milanello i gruppi saranno al completo solo giovedì: dazio da pagare ai voli intercontinentali dei giocatori sudamericani. Dopo la sosta di ottobre Allegri giocò a San Siro contro l’Inter lasciando Dybala in panchina fino al 78’, mentre Mihajlovic andò a Torino contro i granata e regalò a Bacca 56’ di riposo supplementare prima di inserirlo al posto di Luiz Adriano (e di vederlo segnare). I due tecnici dovranno valutare la condizione di chi è stato in giro per una decina di giorni prima di decidere la formazione.
I MODULI Il sistema del Milan è sicuro (4-3-3), quello della Juve va decifrato ma la freschezza di Cuadrado (che ha saltato per squalifica la trasferta in Colombia) spinge per il 4-3-3. Allegri ha un (bel) problema in più: quattro giorni dopo il Milan allo Stadium arriverà il Manchester City per la gara che potrebbe qualificare la Juve agli ottavi di Champions. Logico pensarci. Chi tornerà più stanco dalla nazionale potrebbe riposare per preparare bene la sfida agli inglesi. Mihajlovic, invece, ha la settimana libera (il triangolare di Bari sarà la valvola di sfogo per chi non gioca mai) e un piano più semplice da ipotizzare: gran densità in mezzo, raddoppi sulle fasce, il 4-3-3 che diventa 4-5-1 in fase di non possesso e veloci ripartenze appena possibile.
LE RISPOSTE Al di là di questo, entrambi gli allenatori cercano risposte. Allegri ha una difesa che a volte perde la concentrazione costringendo Buffon a qualche super-parata: il primo passo per lanciare la rimonta è blindare la porta di Gigi. Il Milan già due volte in trasferta quest’anno ha fatto 3 gol: si chiude e riparte cercando di sfruttare gli errori avversari. Servirà grande attenzione. In attacco, invece, la Juve sta ancora cercando la formula giusta: nel 4-3-3 manca l’esterno sinistro, nel 4-3-1-2 il trequartista (Hernanes) non incide e spinge in panchina Cuadrado, nel 3-5-2 il colombiano spinge molto ma copre meno di Lichtsteiner. Allegri, al momento di prendere una decisione, proverà a ipotizzare l’andamento della gara: Max dice sempre che i cambi possono essere determinanti, questa volta ancora di più. La Juve giocherà con calma, probabilmente terrà il possesso aspettando il varco giusto nel quale colpire. Anche Mihajlovic aspetta risposte importanti: Romagnoli è pronto per guidare la difesa nelle grandi partite? Il centrocampo rossonero ha la personalità per confrontarsi con uno dei reparti migliori d’Italia (e non solo)? Bonaventura sarà, come al solito, l’ago della bilancia: punta esterna, centrocampista di fascia, mezzala. Potrebbe fare tutti i ruoli nella stessa partita.
I RISCHI Mihajlovic si gioca più di Allegri. Max in carriera ha vinto due scudetti e giocato una finale di Champions; anche in questa stagione ha già messo un trofeo in bacheca (la Supercoppa) ed è a un passo dagli ottavi di Coppa Campioni. Una sconfitta sabato potrebbe allontanarlo ulteriormente dalla panchina della Juve per il 2015-16, ma non chiuderebbe la sua stagione e soprattutto non comprometterebbe il suo approccio sereno e disincantato al lavoro. Mihajlovic, invece, è alla ricerca di un’affermazione individuale oltre che di squadra. Per restare al Milan gli servono risultati e bel gioco: Berlusconi vuole vedere una squadra più propositiva e offensiva, sogna di scendere negli spogliatoi per fare i complimenti ai suoi giocatori, non agli avversari. Tra qualche mese Allegri potrebbe non allenare più la Juve e lo sa, mentre Mihajlovic ha la legittima ambizione di essere ancora al suo posto. Ecco perché, in fondo, è Sinisa a rischiare di più, scrive La Gazzetta dello Sport.

 

Mihajlovic

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