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METODO SARRI, Dal pallone alla dieta: ecco tutti i “segreti” del maestro

Maurizio Sarri può essere una grande sorpresa solo per chi non lo conosce. Poi diventa tutto metodico, ripetitivo, un lavoro mandato giù a memoria, che facilita il compito della squadra. Ed il suo primo anno sulla panchina di una nuova squadra rappresenta la grande novità, forse addirittura una sorpresa per società, pubblico e calciatori. Anche quelli più celebri e celebrati sono rimasti incantati dal metodo del Comandante, a cominciare da Gonzalo HiguainEcco, la curiosità sarà il grande elemento che aleggerà in questa preseason della Juventus, ma subito dopo sarà il lavoro certosino, quasi asfissiante, ad impadronirsi degli atleti. Il metodo, poi, è totalmente innovativo da rappresentare il primo elemento di “sfida” con i suoi nuovi giocatori: porta sistemi poco conosciuti ai più, ma che poi lo rendono credibile agli occhi della squadra.
Lavoro a secco e lavoro sul campo. Il preparatore atletico e l’allenatore lavorano di concerto, senza seguire un programma standard. La parte fisica si adegua alle esigenze dell’allenatore, integrando la parte tecnico-tattica quando questa non risulta sufficiente nel lavoro muscolare. Il pallone, manco a dirlo, c’è subito sul campo e tutti gli obiettivi agonistici vanno raggiunti attraverso l’attività con la palla. In percentuale, Sarri lavora in ritiro al 70 per cento con il pallone ed al 30 per cento in palestra. 
Il drone incastra tutti e migliora chi collabora. Un collaboratore aggiunto nel lavoro di Maurizio Sarri è la telecamera applicata sul drone. Ed è in funzione tutti i giorni, per eliminare con le immagini la profondità che non ti offre la camera fissa, quella piazzata in verticale fuori dal campo. Il drone segue sia la palla che la linea della difesa e serve per migliorare il lavoro tattico. Le immagini registrate, poi, vengono mostrate alla squadra, con la suddivisione in “cartelle individuali” per ogni singolo calciatore. Talvolta, le immagini del drone nel corso dell’allenamento, vengono supportate da quelle della gara: se ci si accorge che un calciatore ha le stesse difficoltà sia nel training che in gara, allora dovrà correggere il suo modo di fare. In pratica, è una certificazione che può essere utile solo ai calciatori che si mettono in discussione. Però le immagini vanno anche a supporto dello staff atletico. Questo lavoro è stato fatto nel Napoli ad esempio su Allan, che ha avuto miglioramenti eccezionali sul piano della corsa, arrivando anche a segnare un numero di gol ben maggiore rispetto alle sue esperienze precedenti (e non è stato l’unico, in questo senso). 
Le amichevoli, il riposo, il cibo. In 21 giorni di ritiro il lavoro è concatenato e di concetto, si va avanti solo quando tutti hanno recepito le indicazioni. Migliorate anche le metodologie un aggiornamento continuo. Le tre amichevoli che, in genere, vengono organizzate in ritiro, servono solo come collante per il lavoro svolto in allenamento. Molto importante anche il riposo: il numero dei giorni viene stabilito anche in base alla condizione della squadra. In genere è un giorno a settimana.

L’alimentazione non è particolarmente, serve il buon senso: basta evitare i sughi ed i soffritti. Poi nel giorno libero i calciatori possono concedersi qualcosa in più, a pranzo oppure a cena. Lo riporta Tuttosport.

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