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Mezzora che ha sconvolto le gerarchie. Buonasera ai fantasmi

La mezzora che sconvolse le gerarchie finisce con una super parata all’ultimo respiro di Sergio Rico su Alvaro Morata. Morata, se vogliamo l’uomo più atteso. La mezzora che sconvolse le gerarchie del gruppo D ha un incipit che porta la firma nefasta di un ex che, guarda un po’ la beffa, è stato regalato al Siviglia pur di non pagargli l’oneroso ingaggio. Fernando Llorente non serviva più perché c’era (anche) Morata, l’uomo che in avvio sbaglia il gol facile della sicurezza e poi si fa bloccare. Storie di calcio, che stavolta vanno storte alla Juve. Allegri, che Llorente se lo voleva tenere, masticherà ancora più amaro. Perché, per un girone giocato alla grande, si finisce di raccogliere il minimo per un’ultima partita sfortunata e sbagliata e il tecnico per la sesta volta sue sei avventure non riesce a passare il girone da primo. Addio alla vetta e buonasera ai fantasmi di Real, Barça e Bayern che si aggirano per gli ottavi. Al minuto 65 tutto sembrava scorrere come doveva andare. Anzi, meglio ancora. Perché, mentre la Juve pareggiava, il Borussia addirittura vinceva in casa del City. Poi la zuccata di Llorente che anticipava Barzagli e faceva uno sgarbo all’amico Buffon ha avviato il ribaltone. Il City si è scatenato, ha raggiunto e sorpassato i tedeschi per la gioia del pubblico di Siviglia. La Juve s’è vista negare la rimonta da una traversa (colpita da Dybala) e appunto dal portiere spagnolo, più Rico del solito. Risultato: City primo, Siviglia in Europa League, cammino che si complica assai alla Juve e Borussia gabbato. Borussia che prima delle sfide aveva mandato una simpatico tweet in italiano: «Cara @juventusfc, noi pensiamo di farcela da soli, ma se ci potessi dare una mano col Siviglia… ??????». Curioso che in fin dei conti proprio i tedeschi potevano dare una mano alla Juve, ma hanno fatto harakiri.
LA CHIAVE Alla Juve è mancato il centrocampo, spesso superato e per nulla propositivo. Soltanto Marchisio si è dannato l’anima, senza comunque riuscire a lasciare un’impronta netta. Mister 100 milioni Pogba si è limitato al compitino, correndo poco e inserendosi zero. Solo una volta è arrivato, bene, davanti a Sergio Rico e si è fatto respingere il tiro. E Sturaro ha faticato a tenere il ritmo dei vari Konoplyanka e Vitolo. Così a un certo punto anche Barzagli, Bonucci e Chiellini sono andati in difficoltà. Alla Juve è mancata anche la cattiveria da…tigre per chiudere la gara quando poteva, all’alba della sfida. Allegri usa una parola più guerresca, ma di questi tempi meglio usare altre metafore. Il tecnico la sta chiedendo soprattutto a Morata, la cattiveria, e lo spagnolo è entrato fin troppo voglioso di accontentarlo. Ha sbagliato un gol da due passi in scivolata dopo la torre di Dybala, ha provato azioni personali e conclusioni da posizioni improbabili. Poi ha sbagliato ancora davanti alla porta. Voleva strafare ed è andata male. Il Siviglia, abbastanza dimesso, si è improvvisamente svegliato intorno al minuto 20 per una doppia occasione regalata per un errore in disimpegno che super Buffon ha sventato. Da lì, spinto anche da uno stadio infuocato, ha cominciato a macinare pressing e gioco. Magari non sempre con lucidità, ma con più continuità. La Juve ha ribattuto, ma è stata Juve soltanto dopo lo svantaggio. Lì ha collezionato occasioni ma è stata sfortunata, oltre ad aver trovato un portiere forse esaltato dal suo dirimpettaio che non è stato da meno. Insomma, ad occasioni le squadre hanno fatto pareggio, la differenza l’ha fatta una superiore convinzione. D’altronde il Siviglia in casa contiene la sua stagione no. In Liga al Sanchez Pizjuan ha battuto Real e Barcellona e conta 6 vittorie nelle ultime 7 gare in casa. Allegri aveva avvertito del pericolo e per questo parlava della «partita più difficile». Purtroppo ha avuto ragione, scrive La Gazzetta dello Sport.

 

 

Morata 4

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