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Missione compiuta, ora il sorteggio di Nyon: tante minacce, ma nessuna paura

Missione compiuta: la Juventus piega senza troppi problemi la giovane e mediocre Dinamo Zagabria, torna alla vittoria in Champions League allo Juventus Stadium dopo oltre un anno e passa il girone da prima classificata, forte di 14 punti in sei partite. E pazienza se lunedì l’urna di Nyon potrà essere severa con i bianconeri, con le minacce Real Madrid, Bayern Monaco, Manchester City e PSG che incombono su Massimiliano Allegri e i suoi ragazzi. Quello che conta, infatti, è la condizione della squadra, la mentalità e la forza atletica con cui arriverà a giocarsi le partite che contano da febbraio in poi. Se la Juventus dovesse arrivare al top, allora solo le altre a doverla temere, perchè i bianconeri non hanno niente da invidiare alle big d’Europa.

Tante le note liete della serata di ieri: tanto per cominciare, è doveroso sottolineare la crescita di Daniele Rugani che, con il passare del tempo, ha subito una metamorfosi impressionante: il timido ragazzo classe 1994 sbarcato a Torino nella passata stagione, quello che non aveva preso nemmeno una ammonizione con la maglia dell’Empoli nell’annata precedente, si sta trasformando in un difensore completo, impeccabile in marcatura, cattivo quel tanto che basta per spaventare gli avversari e, soprattutto, coraggioso nell’andarsi a cercare situazione favorevoli all’interno dell’area. Sono già tre i gol stagionali per lui, un segnale importante per Allegri che adesso può veramente contare su un’alternativa validissima alla sacra BBC, unpo’ troppo incerottata. L’ennesimo capolavoro del Conte Max, un allenatore bravissimo a gestire i giovani, a farli aspettare quel tanto che basta per poi gettarli nella mischia alla momento opportuno.

E che dire di Marchisio? Il Principino, dopo il lungo infortunio che lo ha tenuto a lungo lontano dai campi, si è ripreso la Juventus, confermandosi come la mente del centrocampo bianconero, il cervello che fa girare la squadra secondo i ritmi giusti. Sembra quasi che le tante partite osservate in televisione o dalle tribune dello Stadium lo abbiano migliorato nella lettura tattica di alcune azioni, nei movimenti e nella gestione della palla. E’ forse lui il giocatore imprescindibile di questa squadra, la sostituzione nella ripresa in vista Derby lo certifica ulteriormente.

E poi c’è l’attacco, che esce con molte conferme dalla vittoria di ieri: Mandzukic è ormai l’idolo dello Stadium grazie al suo senso di sacrificio, alle sue rincorse e all’amore che sembra provare per questa maglia. Anche quando non segna, è ultimamente è un caso più unico che raro, il suo contributo è sempre fondamentale e utile. Tenerlo fuori, al momento, non pare essere una buona idea ma questo lo sa anche Massimiliano Allegri. E allora? fuori Pjanic, e non una delle due punte, per far entrare lui, Paulo Dybala, finalmente in campo dopo oltre quaranta giorni di assenza. Il ritorno del fenomeno argentino sarà cruciale, perché garantisce quell’imprevedibilità e quella rapidità che un attacco pesante come quello formato dal duo Mandzukic-Higuain non può assicurare. E, infine, c’è il Pipita, che ieri è tornato al gol dopo un digiuno lungo più di un mese, troppo per uno come lui, che naviga su un sottile equilibrio fra l’estasi della marcatura personale e il nervosimo della palla che non ne vuole sapere di entrare. Emblematico il gesto di frustrazione co0n cui ha calciato il pallone prima di rientrare nello spogliatoio all’intervallo, segno che qualcosa in lui doveva scuotersi ieri, non si poteva aspettare altro tempo. Così è stato e Higuain è tornato a sorridere. Speriamo che a ridere siano anche Marotta e Agnelli, attesi a Nyon per i sorteggi di lunedì. Ma anche se dovesse capitare una big, pazienza: questa Juve non ha paura di nessuno.

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