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PEPE, “Lo Stadium fu una svolta, mi sento juventino. Il primo scudetto il più bello”

Simone Pepe è intervenuto ai microfoni de La Stampa per ricordare i primi 10 anni di Andrea Agnelli Presidente della Juventus. L’ex Udinese fu infatti il primo acquisto della nuova dirigenza: “Mi sento juventino e orgoglioso di aver fatto parte di questa storia vincente. Ricordo ancora il giorno in cui ho firmato: era il 9 giugno 2010 e stavo per andare ai Mondiali. Da lì è cambiata la miav ita: mi voleva la Fiorentina ed invece ho vinto 4 scudetti”.
Sul primo incontro con il nuovo presidente? “Mi diede il suo benvenuto e si creò subito un bel rapporto, che dura ancora oggi. Abbiamo età similie di fatto iniziavamo insieme il percorso nella Juve: ruoli diversi, ma identica voglia di fare bene”.
Sul suo inizio alla Juve: “I primi sei mesi no. Poi il pari al 93′ con il Chievo, prima di Natale, ci fermò sul più bello e gennaio fu traumatico. Non abbiamo più retto e siamo arrivati settimi. Una cosa assurda per la Juve e mi sentivo responsabile. La svolta? In due momenti diversi.L’arrivo di Conte con il massacrante ritiro estivo negli Usa. Ci diede fisico e mentalità. E il secondo momento? La notte dell’inaugurazione dello Stadium, quando il presidente disse “Benvenuti a casa”. Quel discorso colpì tutti e fu la scintilla per riscrivere pagine importanti”.
Il momento più bello? “Il primo scudetto. Potete immaginare che cosa provammo a Trieste il 6 maggio 2012, quando vincemmo il campionato:quello fu lo scudetto dell’orgoglio e dell’onore, credo sia il più bello di questo incredibile ciclo”.
Mai fatto uno scherzo ad Agnelli? “No, era sempre il presidente… Comunque sa bene come sono fatto e poi mi è stato vicino nel calvario dell’infortunio: i due anni senza quasi giocare sono stati duri”.
Come definirebbe la Juve? “Una multinazionale che sembra una famiglia. Passano giocatori e allenatori, ma la società resta e vince”.
Da SP7 a CR7, un bel salto… “C’è sempre un sette a fare la differenza (ride, ndr). Sono sincero: se non ci fosse stata la ricostruzione, forse non avrei giocato nella Juve. Però è la storia bianconera: un mix di grandissimi campioni insieme e gente come me,Giaccherini, Pessotto o Torricelli”:

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