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Pepe: “Quasi due anni in testa. Juve, il mio record è più lungo!”

Simone Pepe è l’unico a essere rimasto in testa alla classifica di A per quasi due anni: 66 partite tra Juve e Chievo, anche se è stato costretto dalla sfortuna a fare il tifoso. Ora la corsa può riprendere: il destino non disegna mai storie a caso, così manda Simone a punteggio pieno nella sua vecchia casa, lo Stadium. Sabato per la prima volta imboccherà il corridoio che porta allo spogliatoio ospiti: sulle pareti ci sono scudetti e altri trofei vinti dalla Juventus, per impressionare gli avversari. Alcuni portano la sua firma. Ecco la lunga intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport.
Pepe, quando sta prendendo in giro i suoi ex compagni? Lei è capolista, loro a quota zero…
«Non lo faccio perché so che per loro è un momento difficile. Ho parlato con Bonucci, Chiellini e Barzagli: sono sicuro che si riprenderanno. E sabato sera, comunque vada, andrò a cena con gli ex compagni».
Lei è in testa alla Serie A dal 24 novembre 2013. Che sapore ha questo record?
«Però negli ultimi due anni e mezzo più che giocare ho portato la bandiera… E’ fantastico ma restiamo con i piedi per terra: abbiamo fatto un’ottima partenza, ma lottiamo per la salvezza. Anzi: prima ci salviamo, poi ci divertiamo».
Due anni con pochissime partite giocate. Quanto ha sofferto a stare fuori?
«Tanto, ma ho cercato di guardare avanti e la mia positività mi ha aiutato. Sono stato sfortunato perché sono stato il primo ad avere questo tipo di problema, c’è stato bisogno di tempo per trovare la cura».
Lei è stato il primo acquisto dell’era Agnelli e ha visto nascere la grande Juve. S’aspettava una tale escalation?
«Andrea mi ha mandato un sms dopo la firma col Chievo. Con noi si è sempre comportato da fratello maggiore. Non lo pensavo ma ci speravo. Quello che abbiamo fatto in questi 4 anni è frutto della mentalità vincente: un pareggio alla Juve è come una sconfitta».
Però non sono state sempre rose e fiori. Nell’anno di Delneri fischi e insulti: ha mai pensato «chi me l’ha fatto fare?»?
«Mai, perché giocare nella Juve è un privilegio. Sapevo che non sarebbe stato facile, lì non ti aspettano. Il primo anno siamo arrivati settimi, con Conte siamo ripartiti e abbiamo fatto l’impresa: uno scudetto sulla carta impossibile. E’ stato il più bello: era inaspettato».
Il gol in rovesciata alla Lazio nella partita-scudetto 2012 è il ricordo più bello?
«Uno dei più belli, assieme al gol al Parma all’esordio allo Stadium e alla festa d’inaugurazione del nuovo stadio. E’ stata un’idea vincente: quando giochi lì ti senti davvero a casa».
In quella stagione ci fu anche il 3-3 a Napoli che salvò l’imbattibilità della Juve. Quello era miglior Pepe di sempre?
«Sì. In quel periodo segnai tre volte di fila: Palermo, Napoli e Lazio. Stavo bene».
13 maggio 2012: Juve-Atalanta 3-1: lei sostituì Del Piero il giorno dell’addio del capitano.
«Penso che non se ne sia accorto nessuno… E’ stata una cosa da brividi, io e Ale abbiamo un buon rapporto, ci sentiamo ogni tanto. Ho avuto la fortuna di condividere gli ultimi anni della sua carriera juventina e anche di giocare con Totti».
Il gruppo storico ha perso pezzi importanti: lei, Storari, Pirlo, Vidal, Tevez e Llorente. Quanto pesa nello spogliatoio?
«Non sta a me giudicarlo, ma penso che per vincere serva una base di giocatori italiani: solo noi quando perdiamo stiamo male. Qualche italiano di troppo è andato via, però ci sono Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci, Marchisio».
Sarà un anno difficile o vincerà ancora la Juve?
«Può vincere il quinto scudetto consecutivo e andare avanti in Champions League perché è forte, ha perso giocatori importanti ma la mentalità è vincente».
Berlino è stata la tappa finale di una meravigliosa avventura?
«Arrivarci è stato un sogno che si avvera, ma il giorno dopo è stato terribile. A fine partita eravamo demoralizzati, è stata un’occasione che a tanti, compreso me, non ricapiterà mai più. Ai miei compagni ho detto: stasera è brutta, ma domani sarà peggio. Infatti alle 6.40 eravamo tutti a scrivere nella chat di squadra. Nessuno aveva chiuso occhio».
A maggio i tifosi l’hanno spinta sul dischetto per battere il rigore contro il Napoli…
«L’amore dei tifosi mi rende ancora più orgoglioso perché non sono un campione. La mia Juve aveva 5-6 campioni (Tevez, Vidal, Pirlo, Buffon e Barzagli) e tanti bravi giocatori. Li ho conquistati dando tutto in campo».
Finalmente tutti si stanno accorgendo di Maran. Com’è il nuovo allenatore?
«Mi ha fatto subito una buona impressione. La prima volta che ci siamo sentiti mi ha detto: “Io sono uno diretto”. E io: “Allora andremo d’accordo”. Il rapporto è partito bene».
Lei ha avuto Lippi, Conte e Allegri: pregi e difetti.
«Conte è un perfezionista, il miglior che ho avuto. Allegri è un bravo allenatore arrivato al momento giusto: ha gestito il gruppo in maniera perfetta. Lippi è un grande motivatore, lui e Conte si assomigliano».
Campedelli che impressione le ha fatto?
«Un bel personaggio: mi parla in veneto e gli rispondo in romano. In settimana ti dà serenità, quando c’è la partita meglio lasciarlo stare, va in trance. Dopo la vittoria con la Lazio gli ho detto: “Pres, ma che ha letto la classifica al contrario? Siamo primi, sorrida”».
Cosa l’ha convinta del Chievo?
«Avevo bisogno di rilanciarmi, una squadra che mi permettesse di giocare a buoni livelli».

 

 

morata pepe

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