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Quanto è difficile ripartire da zero, ma la Juve ce l’ha fatta.

Quanto è difficile ripartire da zero, dopo anni di lavoro in cui hai costruito qualcosa di perfetto. Lo sa bene Moratti che, dopo anni ed anni di ingenti investimenti, vide tutti i suoi sforzi concretizzarsi in una calda notte di maggio in quel di Madrid al Santiago Bernabeu, teatro di forti emozioni e di sfide epiche. Bayern Monaco battuto 2 a 0 e triplete conquistato: scudetto, Coppa Italia e Champions League vestono nerazzurro e l’Inter si trova il mondo ai suoi piedi. Ma poi devi sapere anche ripartire, valutare quanto un giocatore possa continuare a dare, quanto una squadra debba essere rinnovata fisicamente e psicologicamente. Questo riuscì meno bene alla squadra di Moratti che, orfana di Mourinho, si è poi ritrovata priva di energie e motivazioni, tanto da rendersi protagonista di stagioni angosciosamente fallimentari. Paura di vendere i propri prezzi pregiati e mancanza di coraggio nel rivoluzionare una rosa che aveva vinto tutto: questa fu la condanna dell’ Inter del triplete.

Un discorso completamente diverso va, invece, fatto per la Juventus. Certo, il triplete è sfumato proprio sul più bello, ma in termini di sforzi fisici e psicologici la stagione appena passata non è stata inferiore a quella dell’Inter campione di tutto. Detto ciò, Marotta, Paratici e Agnelli hanno dato vita ad una manovra tanto rischiosa quanto audace, ringiovanendo la squadra in modo tale da non ridimensionarne la fame di vittoria. Fuori Tevez, invaso dalla nostalgia nei confronti della sua amata Argentina, Pirlo, desideroso di finire la carriera in una realtà completamente diversa da quella in cui si è affermato, e Vidal, più volte autore di spiacevoli episodi fuori dal campo; dentro giovani promesse come Rugani, Alex Sandro, Lemina, Dybala e Zaza che vanno ad aggiungersi alle altre piccole stelle, ossia i vari Morata, Pogba, Sturaro. Insomma, un’invidiabile miscela di esperienza e gioventù, il tutto per continuare a collezionare trofei, compresa quella coppa dalle grandi orecchie che ormai da troppo tempo manca da quel di Vinovo.

Se a Milano, sponda Inter, l’immobilità e la staticità prevalsero sul’innovazione e sul coraggio del cambiamento, alla Vecchia Signora è stato fatto di tutto per non far fermare una macchina quasi perfetta, aggiungendole benzina per andare ancora a lungo e, possibilmente, addirittura meglio. Il futuro ci dirà quanto tutto ciò abbia rappresentato una mossa azzeccata. Per il momento non ci rimane che guardare.

 

 

Dybala 4

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