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SARRI E ALLEGRI, Il parallelismo dei due allenatori legati dal destino

La differenza tra me e te’ così cantava Tiziano Ferro nella sua celebre canzone.

Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri, destini incrociati sin dai tempi delle prime esperienze sulle panchine di Sangiovannese e Aglianese. Entrambe squadre toscane, terra originaria dei due tecnici. Strade diverse ma intrecciate sin da allora. I due, si sono poi ritrovati a sfidarsi nella stagione 2014/15, quando Sarri conquistò la promozione in Serie A con l’Empoli, e Allegri muoveva i primi passi alla guida della Juventus. Bisognerà però aspettare un anno prima di veder nascere la sfida Scudetto tra Napoli e Juve, o meglio ancora,’Sarrismo’ vs ’Allegrismo’. Lunghe battaglie dentro e fuori dal campo fino al passaggio del tecnico toscano nato nel capoluogo Campano alla guida dei Blues, coi quali vincerà l’Europa League. Dopo la conquista del quinto Scudetto da parte sella Vecchia Signora condotta da Allegri, il destino decide di far incrociare come non mai, i percorsi dei due toscani. In estate, infatti, il posto vacante lasciato dal Conte Max, viene occupato proprio da Maurizio Sarri. Tante critiche sin da subito per lui, sia dai tifosi bianconeri, che da quelli napoletani. A pari giornate (17), durante la scorsa stagione, l’ex Milan vantava 16 vittorie, 1 pareggio e 0 sconfitte, con un attivo di 34 gol ed un passivo di 8, e un totale di 49 punti. Diverso invece quanto fin qui fatto da Sarri che conta 13 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta alla guida dei campioni d’Italia, facendo registrare 31 gol fatti e 17 subiti per i suoi uomini e realizzando un totale di 42 punti. Senza contare la sconfitta pesante in finale di Supercoppa Italiana contro la Lazio (di nuovo ndr) per 3-1. Urge qui rimedio. La squadra naviga in un limbo tra le scuole di pensiero dei tue allenatori, troppo diverse negli schemi e nei meccanismi. Sarri è riuscito a rivitalizzare Dybala, valorizzare Bentancur e trattenere Higuain, che si è elevato a mito agli occhi dei tifosi per il suo grandissimo spirito combattivo e di sacrificio per la squadra. Non è riuscito però ad impostare un dominio nel campionato italiano: le reti subite sono troppe per le abitudini della squadra, i terzini non si sovrappongono abbastanza, le ali raramente entrano in area di rigore e a centrocampo manca un incontrista d’esperienza. A gennaio il mercato potrebbe regalare una freccia in più all’arco del tecnico toscano, necessaria per rimpiazzare ad esempio giocatori come Rabiot ed Emre Can, entrambi centrocampisti dall’alto potenziale sulla carta ma non di fatto concreto. Tra il fumo di una sigaretta ed un buon caffè (vizi noti dell’allenatore juventino) la sua mente viaggia per organizzare i prossimi impegni. Sormontato dal fantasma del rivale di sempre che gli ricorda dei successi con la squadra piemontese, il vero Conte Max si gode l’anno sabbatico in attesa di una nuova avventura e, chissà, di una nuova sfida contro il conterraneo.

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