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Maurizio Sarri

SARRI LIVE, La conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore bianconero

Maurizio Sarri parla in conferenza stampa per la prima volta da allenatore della Juventus: “Sono molto felice di essere qui, sono a disposizione per tutte le vostre domande e quello che posso dirvi”.

“Non so se questa sia stata la decisione più rivoluzionaria della mia carriera, penso di no. A Napoli ho avuto il dubbio che il mio percorso sia finito, ho avuto offerte importanti da altre squadre importanti italiane ma ho voluto fare una scelta diversa e andare in Premier, penso di aver rispettato tutti, la mia professione, la mia professionalità e il mio percorso”.

CONTATTO – “La mia sensazione è stata forte, non per il quando ma per il come. Non ho mai visto una società così determinata a prendere un allenatore, questo mi ha convinto. Sensazione forte per l’atteggiamento di questi dirigenti, per il loro nome ma anche per il loro atteggiamento”.

SERIE A – “Abbiamo davanti un percorso lungo, parlavamo prima con il presidente di strutture e organizzazione, il nostro sarà un percorso lungo purtroppo, vedendo gli stadi in Inghilterra ti rendi conto di quanto siamo indietro, anche il clima negli stadi è diverso. Abbiamo le strutture e penso che dal punto di vista professionale e quello tecnico tattico abbiamo ancora un piccolo vantaggio. Io sono felice del fermento che sto vedendo in Serie A. Mi sembra un anno molto stimolante. Ci sono Conte, Giampaolo, Ancelotti, Fonseca, De Zerbi è un ragazzo che stimo molto. Mi pare che si stia creando un’aria bella frizzante. Credo ci siano i presupposti per qualcosa di nuovo”.

CHAMPIONS – “Mi aspetto di alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partite. Vincere non è dovuto. Se si pensa che il risultato sia dovuto è una sconfitta certa. La Juve ha sulle spalle il fardello di essere la favorita. Poi se parlamo di Champions è altrettanto chiaro che il nostro obiettivo è vincere anche se a livello europeo ci sono 8-9 squadre al livello della Juve. Deve essere accettato anche un punto di vista diverso. Le responsabilità sono più a livello italiano che europeo con la consapevolezza che è un obiettivo con un coeficente di difficoltà vertiginoso”.

MODULO – “Non si può partire dal modulo, bisogna capire quali sono quei 2-3 giocatori che possono fare la differenza. Prima dobbiamo capire le loro qualità, poi parlarci e poi scegliere un modulo che possa esatarli. I 4-3-3 del Napoli e del Chelsea erano molto diversi. Dobbiamo accompagnare i calciatori, il modulo sarà una conseguenza”.

EMOTIVITA’ – “Se avessi provato le emozioni che mi avete attribuito, avrei avuto un infarto vent’anni fa. Il percorso mio è lungo ed è fatto di passi, arrivo dal Chelsea alla Juventus, lo ritengo un ulteriore passo in avanti ma al termine di un cammino fatto molto molto gradualmente. Emozione c’è, ma non è quella di un allenatore che la Juventus ha preso direttamente dai dilettanti”

RONALDO – “Escalation anche da questo punto di vista. Negli anni mi son ritrovato ad allenare giocatori forti, anche molto forti nel Chelsea, qui si sale ancora arrivando al top mondiale. E’ un’emozione, è un ragazzo che ha quasi tutti i record che si possono raccogliere nel calcio mondiale, mi piacerebbe aiutarlo a batterne qualche altro per poter dire di avere inciso qualcosa”

ATTACCO AL POTERE – “Io non dicevo che avrei querelato il giornalista per avermi accostato alla Juve, ma perché in quel momento dava una notizia priva di fondamento. Penso di aver vissuto tre anni in cui mi svegliavo al mattino e il mio primo pensiero era quello di battere la Juventus, che stava vincendo e noi eravamo l’alternativa più credibile. Ho dato il mio 110% e non ci siamo riusciti, ci riproverei, lo rifare. E’ chiaro che è una rivalità sportiva, quando finisce finisce, ora è finita. La mia professionalità ora mi porterà a dare tutto per la Juventus. Quello che ho detto e fatto, magari con mezzi e modi sbagliati, ma è intellettualmente apprezzabile: se ho un avversario che prova di tutto per sconfiggermi, poi lo devo apprezzare”

TRADITORE – “Ho dei messaggi che rimetterebbero tutto in discussione. Quello che dice qualcuno pubblicamente lo fa perché deve pensare anche a dove si trova e dove gioca. All’esigenza di tornare in Italia, l’ho fatto in una società importante che mi ha offerto di tornare al top. Io nella vita ho rispettato tutti, per la maglia per chi ho lavorato ho sempre dato il 110% per cento, di più non si può fare. Le mie sono scelte molto logiche, senza romanzarci tanto sopra”

SCETTICISMO – “Arrivo con scetticismo come dappertutto. Arrivo a Empoli dalla C e sono scettici, arrivo al Napoli e sono scettici, arrivo al Chelsea e sono scettici. Arrivo alla Juventus e forse ci potrebbe essere meno scetticismo, ma vengo dalla storia mia, vengo dall’altra parte e capisco ci sia scetticismo o un po’ di rancore. C’è un solo modo per convincere tutti, vincere e convincere”

VINCERE E’ L’UNICA COSA CHE CONTA – “Sul vincere posso dire poco perché ho vinto poco, o quantomeno in categoria più basse. Penso che l’obiettivo di divertirsi in campo sia legato alla vittoria: se si diverte, diverte e se diverte raccoglie entusiasmo. Chiaro che poi se perdi di attenzione il risultato viene meno. Quando ero ad Empoli la domanda che mi facevano più spesso era: “lei crede di salvarsi con un calcio così brillante?”. Ecco, ci siamo salvati con sei giornate d’anticipo. La storia ci dice che hanno vinto allenatori e squadre con caratteristiche e filosofie opposte. E’ bene che durante il percorso uno rimanga sé stesso, con le proprie idee e con la consapevolezza che si possa vincere o perdere. Credo che giocare bene e vincere si possa coniugare”

RONALDO-DYBALA – “Quando un giocatore ha le loro qualità, può giocare in qualsiasi ruolo. Quello che può cambiare è il modo di interpretarlo”

TUTA – “Non lo so, non ne abbiamo parlato. Io in campo preferirei andare non in completo sociale, in eventi di rappresentanza ce l’ho anche da contratto, sul terreno di gioco andrei in tuta. Non ne abbiamo parlato, l’importante è che non mi mandino in giro nudo”

CORI RAZZIALI – “Non cambio idea se cambio società. Penso che in Italia sia l’ora di smetterla, è una dimostrazione di inferiorità così netta rispetto a ciò che si respira in Europa. E’ giusto anche fermare le partite, lo dicevo a Napoli dove lo potevo subire di più, ma la mia idea rimane la stessa. Basta, basta. Non si può restare dietro di 30-40 anni per queste storie”

VIAGGIO IN GRECIA – “Ora ne parleremo con Paratici e vedremo di organizzarci. Io ho chiesto di parlare con due-tre giocatori per capire e condividere. Nell’imposizione credevo vent’anni fa, ora credo sia importante condividere. Voglio sapere cosa pensano di sé stessi i singoli giocatori, partendo da chi può incidere di più su prestazioni e risultati. Se sia domani o tra quattro giorni non lo so dire”

COLPO DI FULMINE – “Ho fatto trent’anni di trattative, credo di aver affinato un’esperienza in tal senso purtroppo importante. Fa la differenza cosa mi trasmettono e in loro l’ho visto, non tanto le parole. Non è la frase, è l’atteggiamento, è la disponibilità, è fare il sacrificio per venire a parlarti, che ti fanno capire di avere l’assoluta convinzione di volere te come allenatore. O io mi sto rincoglionendo o loro sono riusciti a trasmettermi tutto questo”.

I BIG – “Credo che i giocatori che ci possono cambiare la storia sono quelli offensivi. Quando entri negli ultimi trenta metri di campo ci sia chi ti fa la differenza e chi ti è solo bravo. Bisogna partire dai giocatori di grande talento. Penso ovviamente a Ronaldo, ma anche a Dybala e poi a Douglas Costa, che forse non è ancora esploso come potrebbe. Bisogna partire da chi ha talento, poi la difesa si organizza sulle loro caratteristiche”.

HIGUAIN – “Non ho nominato Higuain, Mandzukic, non ho la rosa sotto mano, sono solo andato per esempi e non volevo dimenticare o saltare nessuno. Il Pipa è un ragazzo a cui voglio bene, lo sapete tutti, ma dipende da lui penso. Per quanto riguarda i giocatori che la Juventus che aveva già in organico, voglio essere modesto, c’è una serie di dirigenti che li segue da anni e voglio essere io ad ascoltare molto loro. Io ho l’obbligo su questi ragazzi che loro conoscono meglio di me di dover ascoltare ed adeguarmi, sarebbe una mancanza di rispetto”

MERCATO – “Quando avremo un’idea più definita di quello che è il nostro modo di giocare, inizieremo a parlare. Non mi piace fare richieste sui nomi, ma sulle caratteristiche si. Parlerò con Paratici, mi fa piacere che mi aggiorna su tutto. Parlo di caratteristiche non di nomi. Io preparo le partite, quest’anno 64 partite e 128 conferenze stampe, tempo per guardare partite non ce l’ho e la sua competenza è sicuramente più ampia della mia”.

ALLEGRI – “Lascia eredità pesante. Sappiamo tutti che vincere quello che ha vinto lui nei prossimi cinque anni non è assolutamente facile, ha ottenuto risultati straordinari. Vorrei confermare quello che Massimiliano ha lasciato, come la capacità di soffrire magare mezz’ora e poi riuscire a triturare la partita, cosa che non sono mai riuscito a fare. Perché se sei abituato ad avere il possesso poi vai in difficoltà quando non ce l’hai, la sua squadra invece ti lasciava il retropensiero che anche se li stai mettendo sotto poi perdi la partita”

PROGETTO – “Da essere arrivato ieri a essere Ferguson ci sono vent’anni in mezzo, per andare a incidere sul vivaio e sull’Under 23 sembra utopia. C’è bisogno di tempi lunghi, mi piacerebbe, faremo riunioni anche con gli altri allenatori, però poi per inserire una filosofia penso che ci sia un percorso molto lungo e non credo di avere più l’età per starci come Ferguson 24 anni. Cercheremo di innescarlo e farlo germogliare”

INTEGRALISTA – “Detto a uno che ha iniziato con un modulo e poi finisce sempre con un altro, penso che definirlo integralista sia troppo”

SARRISMO – “Non so cos’è il sarrismo, ho letto sulla Treccani che è filosofia calcistica e non solo. Io son sempre stato questo, posso aver cambiato modo di vedere calcio e vita per effetto dell’esperienza. Ma sono sempre rimasto lo stesso nei concetti, che dice le cose in faccia e si aspetta che gli si parli in faccia, questo porta a scontri ma sono sempre risolvibili. Sono i non detti che portano a rancori”

DE LAURENTIIS – “Non ho sentito il presidente, con il quale tutti pensano io abbia un brutto rapporto ma invece io Aurelio lo ringrazierò sempre. Difficilmente un napoletano che da bambino tifava Napoli può allenare la sua squadra, poi possono esserci divergenze come può succedere tra due caratteri dotati di grande personalità, ma lo ringrazierò sempre. Non ho sentito Aurelio, non dirò nemmeno sotto tortura quali sono i giocatori che ho sentito”

STILE JUVE – “Non so cos’è lo stile Juve. Io ieri sera mi son trovato a cena con quelli che mi sembravano amici, non ho visto questa etichetta differente. Certe cose le ho dette, certe cose sono state sbagliate, altre sono state strumentalizzate. Come la frase sulle maglie strisce, che in realtà dissi dopo un Empoli-Milan. La questione del dito fu una reazione esagerata da parte mia, ma fu anche ben spiegata, dissi che fu un brutto gesto ma solo nei confronti di 10-15 stupidi e non nei confronti della tifoseria della Juventus. Se poi su 45mila persone ci sono 10 stupidi che ti sputano e ti danno del terrone di merda, dovevo non reagire ma non li ritengo tifosi della Juventus”

BERNARDESCHI – “E’ un giocatore che mi piace, è noto. Dopo un Fiorentina-Napoli spesi parole importanti per questo ragazzo, ha una qualità tipica dei grandi giocatori ed è la coordinazione. Gli manca un pizzico di continuità, questo è il momento della sua carriera in cui deve avere specializzazione in un solo ruolo”

MEDIA INGLESI – “Mondo fatto di grandi giornali e di tabloid di livello inferiore, ti fortifica. Poi in Italia veniva riportato lo quello che dicevano i tabloid e non i giornali importanti. Tutti gli attacchi che subisci, se li superi, ti rafforzano”

MIGLIORAMENTO JUVE – “Non si tratta di incidere su un reparto o su un singolo giocatore. E’ chiaro che il mio modo di fare calcio è diverso. Però deve essere produttivo, non devo allenare solo me stesso, è chiaro che la mia filosofia rimanga la stessa ma poi bisogna vedere nell’attuazione cosa si può fare e dove si può arrivare nel rispetto delle caratteristiche dei giocatori. Io vorrei vedere Pjanic toccare 150 palloni a partita, poi però bisogna innescare i giocatori a fare in modo che possa farlo. Io integralista? Negli ultimi trenta metri si ragiona sui principi di gioco e poi è tutto nella libertà dei giocatori. Vincere di più sarà quasi impossibile, speriamo di continuare a vincere. E di farlo divertendoci”

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