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Serse Cosmi: “Mentre negli anni passati c’erano una o due avversarie valide per la Juventus, adesso forse ce ne sono di più”

Serse Cosmi, allenatore, ha parlato a TMW Radio ospite della trasmissione Due in Fuorigioco Italiane male in Champions ma bene in Europa League. Perché? “Nella massima competizione europea sono state incontrate squadre di assoluto valore. L’Atletico ha giocato ad altissimi livelli negli ultimi anni. Il Barcellona ha illuso lo scorso anno ma resta una squadra difficilissima da affrontare. Non è un ottimo momento per il calcio italiano. La sorpresa è però stata il Napoli, quasi mai entrata in partita. Bisogna prendere atto del fatto che il calcio spagnolo, dopo il mondiale del 2006, ha gettato le basi per costruire un ciclo vincente”. Potrebbero esserci problemi strutturali? “Si fa sempre riferimento ai settori giovanili. Penso di poter intuire quali siano i nostri problemi. Se il Palermo in B gioca senza un italiano, se gli attaccanti della nostra Nazionale, escluso Insigne, non vestono le maglie delle big, allora il problema viene fuori facilmente. In passato era diverso. Quanti sono gli azzurri che hanno giocato gare di primo livello su scala internazionale? Eccola una possibile risposta”. Reputa la Juventus ancora una schiacciasassi o ci sono rivali all’altezza? “L’anno scorso, come adesso, si diceva che in effetti potevano esserci avversarie alla pari dei bianconeri. Poi alla fine sappiamo tutti com’è andata. Lo stesso accadde quando la formazione di Allegri regalò un girone di vantaggio e poi trionfò con 9 punti di vantaggio sul Napoli. Andrei molto cauto per quel che riguarda il titolo. Detto questo, mentre negli anni passati c’erano una o due avversarie valide per la Juventus, adesso forse ce ne sono di più. La sensazione è che negli scontri diretti la Juve potrà vincere cinque volte piuttosto che otto o nove. Alcuni club si sono molto avvicinati”. Vede la classica buccia di banana post coppe in questo weekend? “Possibile se consideriamo che la Juve che stravinse il campionato perse a Udine e pareggiò in casa con il Frosinone. Ci sono sempre bucce di banana. Certe squadre vengono fuori improvvisamente nei novanta minuti. Non è escluso che una delle pretendenti al titolo possa incappare in un passo falso”. Chi l’ha colpita di più a livello internazionale? “Partiamo dal fatto che la gara di Barcellona non è proprio rivelatoria. Alla Juventus del primo tempo mancava infatti solo il gol. Però i blaugrana sembrano sempre essere alla fine di un ciclo e invece tornano sempre più forti. Fino a quando si vedranno i vari Messi e Iniesta, in realtà, i catalani saranno sempre un top club”. E per quanto riguarda i singoli calciatori? “Considerata l’età, Mbappé è un giocatore che intriga per qualità, corsa, tecnica e percentuale realizzativa. Più che Dembélé, che non è Neymar, sono sicuro che l’ex Monaco sorprenderà tanto”. Sulla panchina di quale squadra le piacerebbe sedere in questo momento? “Sarebbe un sogno guidare il Liverpool. È una società che mi affascina da sempre. Così come in generale i club della Premier League. Molto probabilmente non allenerò mai i Reds, ma farlo rappresenterebbe un traguardo unico”. Che ne pensa dell’Atalanta in Europa? “Gli uomini di Gasperini hanno dato una vera lezione di calcio. L’Everton ricco di campioni è stato praticamente smontato. Non temevo per la Dea. Ho avuto la fortuna di partecipare con il Perugia – retrocesso a fine stagione – a due coppe europee, giocando buone partite. Stessa cosa successe con l’Udinese. In campo internazionale, a volte, ci si dimentica dei problemi del nostro campionato. A Bergamo scelgono calciatori pronti a giocare un calcio libero e disinvolto”. Le sue tre promosse in Serie A? “Ho sentito paragonare questa B a quella in cui giocavano Juventus, Napoli e Genoa. Secondo me è un’esagerazione. Però è un campionato con diverse squadre di blasone anche se, a mio avviso, a centrare la promozione ci sarà una sorpresa. Si tratta di un torneo affascinante ma ridimensionato sotto l’aspetto economico. Un tempo le retrocesse pensavano di risalire con la consapevolezza di incontrare tante difficoltà. Oggi tornare in massima serie diventa un’esigenza, sia per l’allenatore che per i calciatori, grazie a un divario economico enorme rispetto a chi c’è già. Vedo un Perugia costruito con intelligenza, ma occhio anche ad Empoli, Palermo e Frosinone”.

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