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SOUSA: “Io allenatore della Juve? Mi piacerebbe meritare la panchina bianconera”

Paulo Sousa, ex giocatore della Juventus ed ex tecnico della Fiorentina, è stato intervistato da Tuttosport. Ecco alcuni dei passaggi fondamentali:
“Sarri? Una scelta coraggiosa da parte della Juventus, ma un’ottima scelta. E’ un eccellente allenatore, che secondo me ha già lasciato una sua impronta nel calcio: per il gioco che propone e per il suo modo di essere. Personalmente è sempre stato bello affrontarlo, perché è un allenatore che ti stimola un pensiero calcistico superiore. Credo che sia anche un vincente, come ha dimostrato al Chelsea. Se Cristiano Ronaldo sembra felice alla Juve? Cristiano Ronaldo mi sembra Cristiano Ronaldo. Quel giocatore pazzesco che è e continua a essere. Sembra infinito, no? Forse lo è. Ho visto i numeri: è il capocannoniere della squadra, ha segnato più di tutti gli attaccanti e i centrocampisti messi insieme, cerca sempre di aiutare la squadra a vincere e di essere il protagonista. E’ Cristiano, con la sua forza interiore e quella voglia micidiale di migliorarsi. Quando la Juventus lo ha preso ho subito pensato: sono fatti l’una per l’altro. Stessa cultura del lavoro, stessa mentalità, stessa organizzazione finalizzata a un solo obiettivo: vincere. Agnelli? E’ stato bravo a costruire un team di persone formidabili intorno a lui, una società solida, di professionisti di alto livello che rende la Juventus un club esemplare in Europa e nel mondo. Io allenatore della Juve? Ho sempre sognato una squadra che mi consentisse di allenare campioni e di provare a vincere. E la Juventus lo è senza dubbio. Ma non vorrei, mai e poi mai, arrivare alla Juventus per la mia amicizia con Andrea. So che in certi casi funziona così, non per me. Mi piacerebbe un giorno meritare quella panchina perché credono che io possa dare qualcosa. Il più forte della Juve nel ’96? Dico chi era il più importante: Gianluca Vialli. Un giocatore e un uomo straordinario. Era un attaccante moderno, con una propensione alla fase difensiva che nessuno all’epoca aveva, una tecnica formidabile e una fisicità impressionante. Ma era anche un uomo spogliatoio in gradi di spingere il gruppo, comprenderne l’umore e gestirlo nel modo giusto. Un leader totale. Tecnicamente, invece, il giocatore più forte di quella Juventus, anche se con lui ho giocato solo nel 1994-95, era Roberto Baggio. Con uno come lui non ho mai più giocato. Da avversario, invece, dico Zinedine. Baggio e Zidane hanno portato il calcio a livelli inarrivabili. Un aneddoto sulla Juve del 1996? Sapete, non c’è un episodio che riesca a riassumere quello che eravamo come gruppo. Perché il segreto era quello: il gruppo. E la sua unità. Credo che sia stata la città ad aiutarci, il fatto di poterci vedere e frequentare spesso, perché praticamente ogni settimana eravamo a cena insieme. Questo ci ha permesso di capire come eravamo, di esplorare gli spazi personali, le attitudini psicologiche, le forze e le debolezze: questo ha fatto di noi un gruppo granitico”.

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