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SPECIALE MB – A trent’anni dalla tragedia dell’Heysel le testimonianze shock di chi quella notte era nel Settore Z (VIDEO)

Era il 29 maggio 1985, ed a contendersi l’allora Coppa dei Campioni c’erano Juventus e Liverpool. Trent’anni fa quella partita venne giocata allo Stadio Heysel di Bruxelles, lo stesso luogo che è ricordo oggi di una delle tragedie e delle pagine più brutte legate al mondo del calcio. 39 morti, di cui 37 italiani, e centinaia di feriti. Quella notte, nel Settore Z, nel piccolo anello della curva del Liverpool che ospitava una parte dei tifosi della Juventus, si consumò un vero e proprio massacro.
Oggi, nella ricorrenza di quel drammatico evento, Mondo Bianconero offre ai suoi lettori uno speciale con tre sopravvissuti di quella notte. Fausto Verni, Giuseppe Rossi e Cordone Romolo,  tre dei dieci  tifosi  di Mosciano Sant’Angelo – un paese in Abruzzo  – che insieme a Emidio Durante, Antonio Verni, Edmondo Mastrilli, Filipponi Angelo, Luigi Cicioni, Camillo Di Rocco e Pietro Di Serafino erano partiti con un pulman organizzato da Pescara. Con loro abbiamo ricostruito quei tragici momenti, nelle loro parole il dolore di un ricordo che ha segnato il resto delle loro vite.
“Per la rima volta in una guerra (perché sembrava proprio una guerra) non sono morti quelli che si trovavano al fronte, ma le persone che stavano dietro. Eravamo vicini a quel muro, che alla fine sarebbe crollato e la gente cominciava a indietreggiare rimandendo schiacciata. Un padre disperato cercò di passarmi la sua bambina per metterla in salvo, tentai di afferrarla per un braccio, ma nel tentativo di tirarala su mi scivolò dalla mano rimanendo schiacciata tra la folla. Non riuscii a dormire per diverse notti, ancora oggi ho nella mente quella scena” racconta Giuseppe Rossi. “Ci siamo resi subito conto che la situazione era pericolosa e con la forza della disperazione siamo saliti sul muro che delimitava l’anello Z e ci siamo lanciati nel vuoto. Un volo di cinque-sei metri, attutito dal fatto che abbiamo cercato di aggrapparci ad alcuni cavi della luce che dividevano la curva dalla tribuna”prosegue Fausto Verni. “Giuseppe ed io siamo andati negli spogliatoi dello stadio, abbiamo parlato con Boniperti e Gianni De Michelis (l’allora Ministro del Lavoro, ndr). La Juventus non voleva giocare la partita, ma un delegato dell’Uefa – insieme a due generali belgi – ci disse che la partita doveva essere giocata per questioni di ordine pubblico. L’esercito per arrivare allo stadio aveva bisogno di un determinato tempo” commenta ancora Fausto Verni. “Io uscii da sotto la rete, feci una fatica immensa, c’era gente disperata che nel tentativo di uscire si aggrappava alle gambe per aiutarsi tirandomi indietro” conclude Romolo Cordone.
La loro testimonianza si chiude poi a telecamere spente con un sogno, ovvero quello di essere ospitati dalla Juventus nel nuovo stadio. Dopo tanti anni, perchè da quel tragico evento molti di loro non sono più riusciti a tornare a vedere una partita dal vivo…

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