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Sudditanza psicologica? La Juve non ci sta e si ribella

E’ il paradosso perfetto: perdi, ci sono due gravi episodi arbitrali che ti hanno penalizzato, non li citi nel dopopartita prendendoti tutte le (giuste) responsabilità per la sconfitta e nel giro di 48 ore finisci nel ribollente pentolone della polemica perché hai evitato una squalifica per un presunto insulto al quarto uomo pronunciato alla fine della partita.
Massimiliano Allegri non potrà non cogliere l’assurda ironia dell’intera situazione, ma pare non abbia troppa voglia di farsi quattro risate, essendo diventato il mostro della Serie A nel giro di ventiquattro ore, da quando cioè il giudice sportivo non ha menzionato il suo urlo stizzito e non lo ha in nessun modo sanzionato (al contrario di altri allenatori nella stessa giornata). E ha poca voglia di ridere anche la società, che ha visto tirare fuori dal cilindro niente di meno che la vecchia e cara “sudditanza psicologica” nei confronti della Juventus. Non viene considerato come un’ipotesi improponibile che Di Liberatore (quarto uomo) abbia deciso di ignorare il teorico insulto nel referto per “sudditanza psicologica” nei confronti della Juventus ed è una ricostruzione assai più credibile il fatto che non abbia sentito, spiega Tuttosport. Da qui la mancata squalifica: perché se l’arbitro non referta, il giudice sportivo non può applicare nessuna sanzione.
Ma in definitiva, Allegri andava squalificato? Qualora fosse dimostrato l’insulto, allora sì: avrebbe meritato quanto meno un richiamo o una diffida, se non proprio uno stop come è accaduto a Gasperini, il cui allontanamento dal campo è tuttavia avvenuto dopo un gesto più plateale e visibile della (sempre presunta) parolaccia pronunciata da Allegri in modo quasi nascosto.

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