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Tardelli: “Juve non mi sorprende, rimonta Scudetto difficile. Pogba deve…”

Dieci stagioni nella Juventus e cinque scudetti. Marco Tardelli sa che cosa significa vincere in rimonta: gli è successo nel 1977-78, quando i bianconeri raggiunsero il Milan, lo superarono e poi conquistarono il titolo nonostante la concorrenza agguerrita del Torino. Queste le sue parole a La Gazzetta dello Sport:
Tre mesi fa la Juve fu sconfitta dalla Roma all’Olimpico e sembrava destinata a un campionato di sofferenza. E’ arrivata anche a -11 dalla vetta, ora è a -7 e può ricominciare a pensare allo scudetto. Lei credeva nella rimonta?
«Io ero uno di quelli che a inizio stagione pensavano che la Juve, nonostante i tanti addii, potesse lottare per il titolo, per questo la rimonta non mi sorprende. La Juve ha giocatori di qualità, ero certo che prima o poi sarebbe venuta fuori».
Lo scudetto è possibile?
«Vedo la Juve in piena corsa per la zona Champions, ma lo scudetto è impresa difficile. Il Napoli continua a vincere, la Fiorentina viene da due pareggi ma è sempre lì, proprio come l’Inter».
Quindi secondo lei ci sono squadre più forti?
«Fiorentina e Napoli fanno divertire di più, l’Inter ha una grande difesa, non ha un bel gioco ma può arrivare fino in fondo. I nerazzurri e la Juve sono simili, squadre non spettacolari ma compatte».
Quattro vittorie di fila in campionato, ovvero la metà dei punti fatti finora dalla Juve. Che cosa c’è dietro al cambio di passo?
«Credo che all’inizio la Juve non stesse bene fisicamente e in questi casi le difficoltà diventano anche psicologiche: se le gambe non girano fai fatica a fare quello che vorresti. Adesso la squadra ha riconquistato fiducia, Pogba si sta riprendendo e il rientro di Marchisio in mezzo è stato fondamentale».
Pogba è in crescita ma non ancora al top. Può diventare l’arma in più per colmare il gap con chi è davanti e quindi essere decisivo in chiave scudetto?
«Sicuramente deve ancora fare il salto di qualità. Prima era tutto più facile, perché con gente come Pirlo, Vidal e Tevez sapevi che la palla prima o poi sarebbe arrivata. Adesso deve cercare di essere non il leader, perché la Juve ne ha già, ma il punto di riferimento. Prima o poi dovrà prendersi delle responsabilità».
Allegri ha colpe per la partenza lenta o il merito di aver riaggiustato il giocattolo?
«Credo che Allegri abbia tenuto in mano la squadra nella giusta maniera. Dybala all’inizio non era lo stesso di oggi, quando subentrava non era mai strabiliante. Adesso si è conquistato il posto e giustamente gioca sempre».
Morata invece è diventato panchinaro. Allegri non rischia di perderlo?
«Giusto o no tenerlo in panchina conta poco, l’importante è che chi va in campo abbia riscontri positivi, come è successo finora: Mandzukic non è uno da 40 gol, ma è un giocatore importante a livello internazionale. Morata deve stare tranquillo ed essere intelligente: strafare non serve a niente, basta fare le cose semplici».
Dopo quattro scudetti è giusto parlare di appagamento?
«Assolutamente no. Più vinci e più vuoi vincere».
Dybala è l’erede di Tevez?
«Sono diversi. Tevez fisicamente è più tosto, ha grande coraggio e forza fisica. E’ più goleador del Dybala di oggi, ma credo che Paulo possa diventarlo. Ha un grande futuro».

 

 

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