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Trezeguet: “Higuain è carico, vuole lasciare il segno nel suo primo derby”

Buongiorno Trezeguet, sente il derby pure lei?
«Guardi, sono appena stato in centro e l’aria di derby si respira molto in città. Anche perché c’è grande entusiasmo da entrambe le parti: la Juventus arriva dopo la qualificazione da prima del girone in Champions, il Torino sta andando molto bene e va rispettato».
Cosa deve temere la Juventus del Torino?
«Credo che Belotti sia l’anima del Toro: è in grande forma. Ha lo spirito granata, in Nazionale sta dimostrando il suo valore. E’ pronto per il salto di qualità».
Facciamo le parole crociate: è nato in Francia, ma è argentino, quando tira segna sempre. Trezeguet o Higuain?
(ride) «L’ho incontrato proprio ieri. Abbiamo parlato un po’: l’ho visto concentrato, ma soprattutto molto carico. E’ un giocatore che ha capito dove si trova e quali sono gli obiettivi. L’ho visto tranquillo, il gol in Champions gli è servito molto. Alla fine per un attaccante d’area certe statistiche sono importanti, lo so bene io. Gonzalo ha una grande esperienza di derby, ho colto in lui grande attesa, senza ansia: è molto carico e curioso. Vuole lasciare il segno nel suo primo derby torinese. Ma non dimenticatevi di Mandzukic: è strepitoso nell’aiutare la squadra».
Che ricordi ha del derby?
«L’atmosfera e la smania dei tifosi, poi mi ricordo partite tattiche e fisiche. Per fortuna abbiamo quasi sempre vinto, quindi sono ricordi positivi e dolci».
Il più bello che ha vissuto?
«Mi ricordo uno degli ultimi al Comunale, quello vinto con un mio gol negli ultimi minuti. Perché vincere il derby fa sempre piacere, ma se vuoi proprio godere, allora lo vinci segnando nel finale».
Lei era uno dei leader che ha aiutato a tramandare i principi di juventinità a nuove generazioni. E’ anche così che si rafforza una squadra?
«Credo che questo sia il segreto della mentalità. La Juventus continua a essere una squadra solida anche quando cambia i giocatori. Sì, c’è questo passaggio del testimone fra generazioni e tutto diventa più facile se cresce il livello tecnico come in questi ultimi anni. Ma la cosa più bella ed emozionante per me è stato vedere Higuain, Pjanic e Dani Alves…»
In che senso?
«Nel senso che sono arrivati come campioni affermati in altre squadre, ma hanno affrontato la Juventus con umiltà. Sono entrati in quello spogliatoio in punta di piedi, cercando di capire e imparare. Questo mi ha fatto capire che siamo tornati a essere un grandissimo club».
A proposito di crescita: la vera Juventus la vedremo in marzo come dice Allegri?
«Sono calcoli dell’allenatore che ha molto più il polso della squadra di me e oltretutto ha ben chiare le idee che vuole realizzare. Io credo che stia lavorando bene e i numeri dicono che più di così non si può fare. La squadra ha un margine di miglioramento importante e ci sta lavorando bene».
Vincere giocando male o giocare bene?
«Gli enormi investimenti della Juventus hanno creato attese per un calcio forse più “vistoso” e ricco di gol, ma bisogna fare i calcoli con il campionato italiano che è sempre durissimo».
Cosa direbbe a Kean se fosse suo compagno?
«Lavora con tranquillità e serenità, ma lavora, lavora e lavora ancora. Hai qualità enormi, ma le farai emergere solo lavorando con impegno e umiltà. La lezione della Juve è questa. Lavoro, umiltà, professionalità e disponibilità verso i compagni: queste parole hanno assunto un valore per me solo dopo aver giocato nella Juventus. I concetti su cui si basano le sue vittorie sono questi, il resto sono chiacchiere da bar».
Dove sta andando il calcio italiano?
«Ci sono giovani interessanti che mi fanno sperare sotto il profilo tecnico, ma vedo ancora tanta differenza di visibilità rispetto ai campionati stranieri. C’è molto lavoro da fare e la Juventus al momento sembra l’unica a farlo seriamente, tant’è che ha accumulato un distacco enorme. Vedere che giocatori stranieri importanti hanno deciso di venire alla Juventus nonostante altre offerte è però un segnale incoraggiante per tutti: forse il calcio italiano può decollare di nuovo».
Lei è il ministro degli esteri della Juventus, gira il mondo e soprattutto l’Asia: che idea si è fatto dell’arrivo dei cinesi a Milano?
«Se gli investimenti di cui si parla aumenteranno il livello tecnico della squadre, riportandole in alto, allora è una buona notizia. Ma non chiedetemi quali sono le motivazioni che spingono questi imprenditori a investire sulle milanesi, perché sinceramente non le conosco: mi sembra che vogliano il bene delle società e questo sarà positivo per tutto il movimento. Vediamo cosa succede, intanto a Torino godetevi un derby tutto italiano!»
Qual è la nazione nella quale la Juventus è più popolare nel mondo, dopo l’Italia ovviamente?
«Il Giappone. Le vittorie ottenute nel 1985 e nel 1996 hanno lasciato un segno indelebile. Ogni volta che torno vengo accolto con grande affetto».
Quali sono i club da imitare nell’invasione del mondo sotto il profilo commerciale?
«Real e United: sono ovunque, in ogni Paese hanno una forte base commerciale e di popolarità. Sono due esempi».
Lei è anche il presidente delle Juventus Legends: che giocatore presterebbe ad Allegri per il derby di domani?
«I derby diventano sempre una guerra calcistica. Quindi dico Moreno Torricelli, che è l’anima della nostra squadra quando andiamo a giocare in giro per il mondo. E insieme a lui anche Paolo Montero. Due guerrieri per una battaglia, ma Allegri non ne avrebbe bisogno».

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