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Un ko non da Juve e un dato che fa riflettere. Gli infortuni l’altro grande problema

Che la ripresa del campionato dopo la gioia di Siviglia rappresentasse un ostacolo per la Juventus in molti lo sostenevano; che si trasformasse addirittura in un incubo era inimmaginabile: a Marassi scocca la mezz’ora di gioco e la Vecchia Signora è già sotto di tre gol, merito di un Genoa a dir poco indemoniato, capace di pressare in modo forsennato e di attaccare con estrema lucidità, e colpa anche di una Juve non pervenuta in campo e rimasta in Andalusia a festeggiare il passaggio del turno. E allora è arrivato il momento di analizzare anche un altro dato, che comincia ad essere interessante: la disfatta di Genova è la terza sconfitta in campionato dopo altrettante partite di Champions. Questo vuol dire che la Juventus fatica a trovare, almeno per il momento, il giusto equilibrio fra le due competizioni, un difetto questo che non le è mai appartenuto. Anzi, i bianconeri hanno sempre suscitato meraviglia e ammirazione per la loro capacità, quasi unica al mondo, di cambiare immediatamente pagina, di non gioire tanto per una vittoria e di impiegare il tempo dei festeggiamenti a Vinovo preparando la partita successiva con lavoro e dedizione. Oggi invece, così come era successo in occasione delle due sconfitte di San Siro contro Milan e Inter, la squadra si è fatta trovare impreparata, non riuscendo mai ad entrare in partita: il dato più emblematico, quello che Allegri ha sottolineato maggiormente a fine gara, riguarda gli zero gol fatti nei primi tempi e la quantità dei falli commessi, un numero decisamente minore rispetto agli avversari.

Colpa di Allegri? Probabilmente qualche responsabilità ce l’ha, non tanto nell’undici da mandare in campo quanto per l’incapacità  di proiettare i suoi ragazzi all’impegno successivo. Colpa dei giocatori? Ovviamente, perché se indossi la maglia della squadra più forte d’Italia allora non è ammissibile fare certe figure. Ma la causa principale di questa difficoltà sembra essere rappresentata dagli infortuni. Eh già, l’infermeria bianconera è piena e non fa in tempo a svuotarsi che subito deve rifare i letti per ospitare nuovi pazienti. Oggi è stato il turno di Bonucci e Dani Alves, usciti a gara in corso e in forte dubbio per le partite successive, quando la Juventus dovrà affrontare Dinamo Zagabria, Atalanta, Derby e Roma. Ma non dimentichiamoci dei casi precedenti, che hanno privato Allegri di molte soluzioni, costringendolo ad alternative estreme e, allo stesso tempo, a stremare i pochi che aveva a disposizione. Nell’ultimo mese stagionale hanno giocato praticamente i soliti, da Bonucci a Mandzukic, passando per Alex Sandro, Khedira e Pjanic, e il conseguente calo di energie è tanto evidente quanto scontato. Fuori due terzi della BBC, un centrocampo già corto a dir poco decimato dagli stop di Marchisio, Asamoah e Sturaro e un attacco orfano di Pjaca, Dybala e Higuain. Lavorare così diventa difficile, anche perché Allegri di fatto non ha mai avuto il modo di provare la quadra al completo, la formazione così come lui la vorrebbe. Insomma, il ritorno degli uomini principali è la prima esigenza da soddisfare.

Niente paura, dunque. La Juventus, come del resto accade sempre, saprà reagire a questa brutta botta e riprenderà la sua marcia trionfale. A questo punto, almeno fino a Natale, la qualità del gioco non è più il fattore essenziale, ma sarà necessario non perdere troppi punti dalle inseguitrici, nonostante il calendario non sia affatto semplice. Poi ci sarà la Supercoppa con il Milan, la classica partita da vincere. Non importa come. Le vacanze natalizie, infine, permetteranno ad Allegri di recuperare praticamente tutti i suoi uomini e da lì la musica sarà diversa. Anzi, dovrà essere diversa.

 

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