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Una storia velenosa, che penalizza soprattutto i più piccoli

Nulla potè la pur apprezzata arringa dell’avvocato Chiappero contro le argomentazioni della Figc. Battuta, però, più da un’esigenza politica che da questioni giuridiche. Del resto, come ne sarebbe uscita la famigerata responsabilità oggettiva se la Juventus l’avesse fatta franca per la bomba carta del derby col Torino dell’aprile scorso? Poco ha contato, evidentemente, che l’autore dell’insano gesto, oltre a non essere un abbonato juventino, fosse un ultrà daspato, indebitamente entrato all’interno dello stadio (per responsabilità del club ospitante, il Torino). Più ha pesato, come sosteneva l’accusa, che quelli intorno a lui non si fossero dissociati, anzi.
rabbia Ecco perché ieri, a quattro giorni dalla sentenza del Collegio di garanzia del Coni che ha definitivamente chiuso la curva Sud dello Stadium in occasione della sfida col Chievo di sabato, la Juventus ha voluto chiosare la vicenda con un comunicato assai velenoso: «La decisione colpisce la Juventus e parte dei suoi abbonati nonostante l’autore del reato non sia né abbonato né fosse in possesso di regolare biglietto per accedere allo Stadio Olimpico in occasione del derby di aprile». «La Juventus — si legge ancora — ribadisce l’urgenza di adeguare tutti gli stadi di Serie A alle più comuni misure e tecnologie di sicurezza perché le responsabilità collettive e, soprattutto, individuali, siano rapidamente acclarate e sanzionate. Da aprile a oggi nulla è successo». «Pertanto la società ha deciso di non riproporre l’iniziativa Gioca con Me-Tifa con me, che nelle stagioni scorse aveva coinvolto migliaia di bambini in deroga ad analoghi provvedimenti». Decisione rispettabile, ma perché penalizzare i più piccoli? Si domanda la Gazzetta dello Sport.

 

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