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Women’s, Aurora Galli la 21enne juventina che tifava Zanetti e sognava di giocare a calcio

Aurora Galli non ha ancora 21 anni eppure ha già girato mezza Italia, inseguendo il suo sogno che è giocare a pallone. Arriva da Tromello, piccola città nella Lomellina, provincia di Pavia. «Sono andata via di casa a 15 anni per diventare una calciatrice. E la famiglia mi ha sempre supportato: “se è quello che vuoi, noi siamo dalla tua parte”, mi hanno sempre detto». Così la Nazionale può godersi uno dei talenti più promettenti. E se lo godrà la Juventus Women pronta all’esordio in campionato dopo l’assaggio del derby di Coppa Italia. «Non vedo l’ora di entrare nel vivo della stagione. Sono rimasta impressionata dall’organizzazione della Juve, anche nelle piccole cose funziona tutto alla perfezione.
Ma lei, Aurora, perchè è diventata calciatrice? 
«Ho cominciato a 4 anni, giocavo contro i maschi più grandi. E’ così che si impara»
Primo impatto con la Juve? 

 

«Pazzesco. Pensate che è venuto a salutarci Giorgio Chiellini il primo giorno. Davvero un ragazzo alla mano, una bella persona. Ci ha fatto capire cos’è la Juve».

 

Ma lei da bambina tifava per…?
«Ammetto, ero interista. Zanetti era il mio idolo (ecco il perché della scelta del 4 come numero di maglia, ndr), l’ho conosciuto, è una persona splendida».
Ma ora è alla Juve e punta subito allo scudetto. 
«Calma. Piedi per terra e una cosa per volta. Noi puntiamo a far vedere un bel gioco. E rispetto ai nostri colleghi uomini dobbiamo ancora dimostrare tutto».
Sì, però la Juve ha creato subito uno squadrone… 
«E’ proprio questo il punto: vogliamo confermare le aspettative, però dovremo dimostrarlo sul campo. Non a parole».
Lei che centrocampista è? 
«C’è chi mi definisce una… Gattuso perché sono tosta. Ma io mi sento più “alla Pirlo”, mi piace avere il pallone tra i piedi e impostare».
Lei è diplomata al liceo scientifico. Studia ancora? 
«Sì, Scienze motorie a Pavia. Mi piacerebbe in futuro rimanere nell’ambiente, mi piace lavorare nel calcio con i bambini e con i disabili. Ho impostato la mia vita su questo: calcio e lavoro insieme. E’ difficile fare tutto, ma basta essere organizzati. Andare via di casa da ragazzina mi ha aiutato in questo senso».
Perché il calcio femminile in Italia è così poco seguito? 
«Perché la gente non lo conosce. Non ha niente di meno rispetto a quello maschile. Giochiamo a calcio anche noi. Venite a vederci, vi divertirete. E la Juventus può fare da traino per l’intero movimento».
A quando una Nazionale sul tetto d’Europa o del Mondo? 
«Stiamo crescendo. Nell’ultimo Europeo non abbiamo sfigurato con Svezia e Germania che sono superpotenze. Siamo sulla strada giusta».
Che ragazza è fuori dal campo? 
«Semplice. Quando esco dagli spogliatoi sono una ragazza della mia età e non rinuncio alla mia femminilità, al gusto di vestirmi elegante per uscire la sera. E spesso le persone notano e apprezzano la trasformazione, da quando indossiamo maglietta e calzettoni all’abito da sera».
Sabato c’è di nuovo il derby di Coppa Italia.
«La prima partita, al di là del risultato, mi ha impressionato per il pubblico: mai vista tanta gente per un primo turno di Coppa. C’erano più di 500 persone, tanti bambini e bambine: vedere nei loro sguardi ammirazione e pensare di essere un esempio per i più piccoli mi emoziona».
 

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