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Zola: “Pjanic come Pirlo, uniti da un maestro comune. Vi svelo il segreto del colpo perfetto…”

Gianfranco Zola, uno dei più grandi cecchini della storia delle punizioni, ha messo a confronto Miralem Pjanic e Andrea Pirlo sulle pagine de La Gazzetta dello Sport: «Si assomigliano molto, entrambi micidiali».

La storia della Juve è piena di specialisti sui calci piazzati. Dagli anni Ottanta in poi ci sono stati Brady, Platini, Baggio, Del Piero, Pirlo e adesso Dybala e Pjanic. Solo raramente si è spezzata la continuità. Adesso con il mancino Dybala e il destro Pjanic le soluzioni sono due. Miralem Pjanic è MP, come Michel Platini: ossia lo specialista a cui il bosniaco somiglia nell’esecuzione: la postura del corpo, la palla che sale e poi scende sotto la traversa.

Andrea aveva più variazioni, calciava forte da lontano oppure si affidava alla «maledetta» imparata studiando Juninho, ex compagno di Pjanic al Lione. Miralem accarezza sempre la palla, Andrea ogni tanto la sferzava. Pjanic sa trovare la porta anche da distanze maggiori (contro la Lazio nel 2012: 48 metri, Pirlo si è fermato i 30.2 metri nello stesso anno contro l’Atalanta). Però hanno tanti punti in comune, a cominciare dal fatto che tutti e due calciando da fermi sanno essere micidiali. Parola di Gianfranco Zola. «Ho riguardato alcune loro punizioni, i concetti-base, i movimenti, l’essere… punitivi e micidiali: Pjanic e Pirlo sono molto simili fra loro e non mi sorprenderebbe sapere che Miralem abbia studiato anche da Andrea. In passato lessi che Pirlo si era ispirato a Juninho Pernambucano, che è anche punto di riferimento di Pjanic: anche da qui nascono i punti di contatto».

Allegri ha raccontato che Pjanic nell’ultimo periodo ha intensificato il lavoro post seduta sulle punizioni: un tiro dopo l’altro, per trovare l’angolo e l’effetto giusto. E’ questo, secondo Zola, il segreto del colpo perfetto: «Ci vogliono allenamento e attenzione. Io più mi avvicinavo alla porta e più ero efficace. Mihajlovic trovava maggiore precisione quando aveva più campo fra sé e la porta. Pirlo e Pjanic sanno essere precisi sia da vicino che da lontano. La loro tecnica è simile: indietreggiano poco rispetto alla palla, Miralem fa due passi, Pirlo quasi. Ci sono giocatori che colpiscono la palla con l’interno del piede, dando la rotazione: Baggio era uno dei più abili; loro due invece battono il pallone di mezzo collo interno dando una traiettoria che va dall’alto a sinistra al basso a destra. Hanno meno curva ma più velocità, la palla parte rapida e si abbassa molto e per i portieri è durissima. Colpiscono con le ultime 3 dita del piede. Se quella di Pirlo si chiama maledetta, beh, si può chiamare così anche quella di Pjanic».

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One comment

  1. Il più grande di tutti si chiama Massimo Palanca ex giocatore del Catanzaro.

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